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openitalia.net : Direttiva per l'open source nella PA
Inviato da : capretta Giovedì, 30 Ottobre 2003 - 00:20    [ Edit ] [ Delete ]
 
Stanca ha appena firmato una direttiva che spiana la strada alla diffusione del software libero nei sistemi delle pubbliche amministrazioni. Al centro: software pubblici e riuso dei software sviluppati.
Il ministro Lucio Stanca ha ieri annunciato la firma di una Direttiva per spingere il software libero nella pubblica amministrazione.

I contenuti della Direttiva cliccando su leggi tutto....


In realtà la direttiva, “Sviluppo dei programmi informatici da parte delle Pubbliche amministrazioni”, si concentra sulle opportunità che si aprono per la PA in termini di razionalizzazione delle risorse informatiche e di risparmi con il software libero. La possibilità di sviluppare software dedicati alla PA e di riutilizzarli liberamente all'interno della PA stessa viene ritenuta essenziale per comprimere i costi del software usati nel settore pubblico.

Stando a quanto affermato dal Ministero, la Direttiva si deve all'
indagine che è stata condotta dall'apposita commissione tecnica sull'uso del software e delle licenze sul software nella PA. Un'indagine che, come si ricorderà, ha evidenziato che il 61 per cento della spesa totale è dovuto allo sviluppo di programmi specifici per la PA e il 39 per cento per l'acquisizione di licenze. In totale la spesa sul software nel 2001 è stata di 675 milioni di euro.
La Direttiva, che sarà a breve pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, secondo Stanca "porta l'Italia tra i primi paesi al mondo a disporre di criteri in questo settore" ed è concepita sulla base dei "significativi sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed in particolare il processo di produzione, distribuzione ed evoluzione dei programmi informatici che si basa sulla disponibilità del codice sorgente aperto".

Scopo della Direttiva è, evidentemente, quello di offrire alla PA linee guida le più chiare possibili sulle scelte a disposizione nel programmare la spesa in software, scelte che non escludono a priori il ricorso al software proprietario, oggi largamente maggioritario nella PA.

La convenienza di una scelta piuttosto che di un'altra secondo Stanca non risiede nel solo aspetto economico e la Direttiva tende a promuovere "il pluralismo del software" e a considerare il software libero come un ambiente che consente di "conformare i programmi alle nostre esigenze, mano a mano che esse si pongono, e di metterli anche a disposizione di altri".

Inoltre, ha specificato Stanca, la Direttiva indica "come le pubbliche amministrazioni debbano tenere conto dell’offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione dei programmi informatici a codice sorgente aperto. L’inclusione di questa nuova tipologia d’offerta all’interno delle soluzioni tecniche tra cui scegliere contribuisce ad ampliare la gamma delle opportunità e delle possibilità in un quadro di economicità, equilibrio, pluralismo e aperta competizione".
Ma ecco cosa prevede nel dettaglio la nuova Direttiva.
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